Stiamo assistendo, nelle ultime settimane (in verità da oramai un lustro), al balletto di rinvii, proroghe, faq, circolari, comunicati sindacali e chi più ne ha più ne metta, relativi al cosiddetto, famigerato, "spesometro", rinominato dalla recente normativa fiscale con il più "professionale" appellativo di "Comunicazione dati e fatture".
Lo scenario è sotto gli occhi di tutti, stampa specializzata, opinione pubblica, categorie professionali e, finalmente, anche TV nazionali che, proprio a causa delle problematiche generate dal nuovo adempimento che ha mandato in tilt il sistema (anche in relazione a presunte violazioni relative alla privacy dei dati e delle informazioni comunicate) hanno dato ampio risalto al problema che, finalmente, ha fatto comprendere a tutti, clienti compresi (ed era ora) che la misura è colma sia per i professionisti destinatari ultimi dell'adempimento sia per i clienti/contribuenti coinvolti gioco forza nel valzer della verifica e della correzione dei dati a loro richiesti e dalle conseguenti perdite di tempo a scapito dell'attività aziendale quotidiana.
Da una stima delle attività svolte dai miei collaboratori e mia personale, negli ultimi giorni ho concluso che, questi adempimenti introdotti nel 2017, occuperanno dal 2018 almeno due mesi di attività di studio inutile e dispendiosa che, secondo le aspettative dei "luminari" della politica, probabilmete mai stati dietro una scrivania a provare di persona che non "basta un click" per generare questo obrobrio, dovrebbe permettere di combattere efficacemente la lotta agli evasori e di attenuare il "peso" dell'evasione fiscale.
Tralasciando la "bufala" e l'evidente considerazione che "l'evasore non fa fatture" e non comunica quindi alcun dato anzi, spesso, non ha neanche partita iva, la considerazione amara che ho fatto in questi ultimi giorni è relativa al ruolo che la nostra categoria professionale sta assumendo in questi ultimi anni a causa del proliferare di adempimenti comunicativi inutili, perditempo e, spesso, incomprensibili.
E' venuta l'ora, quindi, che l'Ordine Nazionale che ci rappresenta e tutte le organizzazioni a tutela della professione, pongano fine a questa "deriva professionale" attraverso una politica, si collaborativa, ma nello stesso tempo dura con chi, in spregio ad ogni norma di buon senso, partorisce Leggi e produce adempimenti di questa natura, complessità ed inutilità senza l'apporto ed il suggerimento di chi opera ogni giorno sul campo.
Ritengo però tuttavia che sia venuta anche l'ora per affrontare un'altra tematica, ben più profonda ed impegnativa, che riguarda la vera natura della nostra professione.
E' venuto forse il momento di tracciare una linea netta di demarcazione tra ciò che sono le attività di servizi effettuate dai nostri studi/società di servizi, e le attività professionali in senso stretto che non possono e non devono essere trascurate a causa del "delirio comunicativo telematico".
Con tutto il rispetto per una parte della categoria che, da quanto letto negli ultimi giorni sui social, ipotizza la "fine della nostra attività" perchè sarà l'AdE a fare da "consulente" alle imprese, io credo invece che sia venuto il tempo (e potrebbe essere già troppo tardi) di "delegare" i servizi professionali che generano tutti gli adempimenti oggi incriminati e riappropriarsi di tutto ciò che è stato e che dovrebbe tornare ad essere presente quotidianamente sulle nostre scrivanie.
Ben venga quindi l'AdE o chi per essa ad occuparsi della fatturazione (elettronica) e degli adempimenti Iva ad essa connessi se tutto ciò può servire a liberare "spazi" importanti per la nostra attività; i clienti, se bene assistiti, avranno sempre la necessità di gestire l'azienda, di "lavorare" sulle politiche di bilancio, di avere un supporto professionale costante e duraturo; mi riferisco anche alla "semplice" attività di affiancamento all'imprenditore per la soluzione delle problematiche quotidiane aziendali, alla pianificazione fiscale ed alla programmazione di investimenti tipica di questo periodo dell'anno, alla generazione di "valore" attraverso la creazione di nuove imprese e nuovi business utilizzando tutti gli strumenti agevolativi esistenti (e ce ne sono parecchi), il controllo di gestione, la finanza straordinaria, il passaggio generazionale a cui inevitabilmente dovrà prima o poi andare incontro.
Mi fermo qui e non mi dilungo ulteriormente nell'elencare quante siano le altre tematiche sulle quali il Dottore Commercialista abbia competenze specifiche, e su quanto sia in grado di fare per favorire lo sviluppo delle Imprese sue clienti e dell'Economia in generale, ma tutto questo potrà essere di nuovo possibile a patto che, "l'appiattimento" comunicativo e la deriva professionale degli ultimi anni, non abbiano il sopravvento e che, in un ottica oramai improcrastinabile di ristrutturazione dello studio e della gestione delle sue attività, si ritorni a dare un "reale" contributo al miglioramento dell'Economia e, di conseguenza, alla "rinascita" della figura professionale del Dottore Commercialista, consulente d'impresa.